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Lavazza Espresso Art

Quando il cliente ti chiede di tirar fuori l’artista che è in te e tu non puoi tirarti indietro… perché il cliente è LAVAZZA!

Anni 90: in pochi hanno capito o sanno usare i programmi grafici dei computer. Siamo agli albori di una una nuova epoca per la grafica e la comunicazione. Noi dell’Arca, con uno dei nostri soliti colpi di testa, avevamo già investito gli utili di un anno nell’acquisto del primo MAC. Era il 1989 e quella macchina stava sulla scrivania quasi come un’opera d’arte. Per lavorarci bisognava fare a turno.

Quella scelta un po’ folle, si rivelò fondamentale quando, qualche anno dopo, Lavazza ci presentò una richiesta parecchio impegnativa: realizzare una serie di opere per la linea “Espresso Art” che avesse come tema il caffè come se fossero state commissionate ad una serie di grandi artisti.

All’epoca l’Arca era un covo di disegnatori con un’elevata dose di conoscenze artistiche ma, credeteci, realizzare quel progetto fu una bella sfida.

Gli artisti richiesti erano: René Magritte, Fortunato Depero, Maurits Cornelis Escher, Henri Matisse, Victor Vasarely, Henri Matisse, Wassily Kandinsky.

Un caffè futurista!

Ispirarci a Depero fu un vero divertimento!

Per ispirarci a Depero scegliemmo l’opera “Il treno partorito dal sole“. Lo stile, le forme e il dinamismo del quadro furono mantenuti, mentre i soggetti furono trasformati al fine di rendere il caffè il vero protagonista.

Così la locomotiva divenne una caffettiera;

il sole una tazzina di caffè dalla quale si diramavano diverse strade;

le piante divennero le piante del caffè.

Per completare l’opera, furono aggiunti elementi nuovi, mantenendo sempre gli effetti stilistici dell’Artista.  

E così da una tazzina rovesciata fuoriesce un caffè che si trasforma nei binari di un treno-caffettiera.

Una fila di cucchiaini chiude il percorso, mentre a sinistra 2 tazzine sfilano sfoggiando il brio e la vivacità del caffè. 

Il treno partorito dal sole. Depero, 1924

Lavazza in stile Depero. Arcastudio, 1994

Pagliaccetti. Depero 1927

Per rafforzare la presenza dello stile dell’artista abbiamo introdotto 3 elementi proveniente dal quadro “Pagliaccetti” e li abbiamo trasformati in tazzine che marciano portando dei cucchiaini in mano, modificando pochi, pochissimi elementi.

Il nostro Lavazza in stile Depero indubbiamente ricorda Depero, ne insegue pedissequamente la tecnica (abbiamo riprodotto le stesse sfumature) trasformando e introducendo nuovi soggetti protagonisti che mantengono la stessa dinamicità del quadro originale.

Il caffè viene proiettato verso un futuro di progresso e ottimismo.

 

Poi fu la volta del genio di Escher… e credemmo di non farcela, (non per niente si trattava di un genio)

La tecnica che contraddistingue di più l’opera di Escher è la tassellatura, un’operazione che consiste nel ricoprire una superficie con motivi ripetuti e interconnessi tra loro. Decidemmo che la tazzina sarebbe stato il nostro soggetto da tassellare, una tassellata triangolare con una rotazione di 120° simile alle opere che riportiamo qui sotto.

Un’operazione difficile?
Sì.

Diventammo matti?
Se un po’ già lo sei non ti preoccupi delle conseguenze e ti lanci anche in operazioni impossibili come questa, ma perfettamente ben riuscita.

Fish. Escher, 1938.

Lucertole. Escher, 1938.

Lavazza in stile Escher. Arcastudio 1994

Magritte… un gioco da ragazzi, se il tuo maestro ispiratore è stato René Magritte.

Sostituisci l’uomo con una caffettiera e gli edifici con la tazzina e il gioco è fatto. Di Magritte rimane solo il cielo azzurro e la bombetta ma tanto basta per rendere riconoscibile lo stile di un artista di quella portata. La Golconda di Magritte ci provoca e ci suggerisce di volare in alto invece che soccombere ad una realtà imposta. La nostra riproduzione non aspira minimamente a porre interrogativi di un tale spessore, ma conserva e ben rappresenta la dimensione onirica di Magritte… in fondo il caffè è ciò che desideri al tuo risveglio, no?

Golconda. Magritte 1953

Magritte in stile Lavazza. Arcastudio, 1990.

Kandinskij? Un caffè astratto grazie!

Le opere del primo vero artista del movimento astrattista, Wassily Kandinsky, si prestavano molto bene a un riadattamento con il caffè come soggetto protagonista. L’opera scelta fu Jaune Rouge Bleu. Giocare con le linee tipiche dell’artista fino a veder spuntare caffettiere e tazzine fu un’attività che ci appassionò e ci tenne sulle spine fino al raggiungimento del risultato voluto: pienamente soddisfacente!

Giallo, rosso, blu. Kandinsky, 1925.

Kandinsky  in stile Lavazza. Arcastudio, 1990.

Matisse: la linea e il colore diventano arte… raffigurazioni semplici e intense come l’immagine plastica di una tazzina di caffè

La danse. Matisse 1932

Matisse in stile Lavazza, Arcastudio 1990

La ricerca della perfetta armonia tra forma e colore è stata al centro dell’arte di Matisse fino alla fine dei suoi giorni.

Scegliendo di adattare l’opera “La danza”, abbiamo mantenuto i colori e adattato le forme a quelle del mondo del caffè. Le tazzine diventano parti dei corpi che danzano (teste, seni, ginocchia, glutei) su uno sfondo di caffettiere. È il mondo del caffè a danzare in una cornice di intenso dinamismo ritmico.

Vasarely e l’Op Art.

Abbiamo dovuto prendere molti caffè per realizzare queste illusioni ottiche!

 

Vega 222. Vasarely, 1969-1970

Vasarely in stile Lavazza. Arcastudio, 1990.

Vasarely è il padre fondatore della Op art, un’arte essenzialmente grafica e certamente astratta che riprende dalla Bauhaus la capacità di dare risalto ai puri valori visivi. Per dei grafici come noi è stato semplice e anche divertente adattare i nostri oggetti del caffè alla tecnica ottica di Vasarely donando così alla visione umana vibrazioni e pulsioni dal mondo del caffè. 

Il metodo usato

La prima fase di questo lavoro è stata quella dello studio degli artisti selezionati dal cliente (o per meglio dire dell’approfondimento). A questa fase è seguita la ricerca e la selezione delle opere che più si prestavano al riadattamento in chiave Lavazza. Essendo il computer all’epoca uno strumento di supporto al lavoro, per la fase di approvazione da parte del cliente, abbiamo realizzato degli schizzi a matita (una volta si lavorava così, oggi sembra incredibile). Una volta approvato il lavoro, alcune parti dei nostri nuovi quadri riadattati sono state fatte a mano, principalmente con l’aerografo, mentre altre sono state riprodotte vettorialmente grazie agli esordienti programmi di grafica di quegli anni.

La fase finale del lavoro prevedeva il montaggio dei vari pezzi su Photoshop per completare l’opera con alcuni effetti e con l’effetto tela finale. Infine la stampa in grandi dimensioni e gli esecutivi grafici per la realizzazione di tazzine e lattine.

 

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